Responsabilità: quando una parola diventa una firma

Ci sono parole che frequento spesso, qui e nel mio lavoro. Responsabilità è una di queste. La incontro nei testi sulle soft skill, nei discorsi sulla leadership, nelle conversazioni su cosa renda sano un ambiente di lavoro.

È una parola che amo. Ma le parole, lo sappiamo, hanno bisogno di atterrare da qualche parte. Altrimenti restano belle e vuote, sospese a mezz’aria.

Oggi voglio farla atterrare. Esco un po’ dal mio seminato abituale — niente comunicazione, niente competenze — perché c’è un gesto piccolo e concreto che mi sta a cuore, e che parla di responsabilità più di tante definizioni.

Il riquadro che lasciamo in bianco

In questi mesi milioni di noi compilano la dichiarazione dei redditi. È un rito un po’ tedioso, fatto di moduli e scadenze. E in mezzo a quei moduli c’è un piccolo riquadro che moltissimi saltano: quello del 5×1000.

C’è un equivoco diffuso che vale la pena chiarire. In molti pensano: “se non firmo, quei soldi restano nelle casse dello Stato, o tornano a me”. Non è così. Quella quota viene comunque distribuita — ma seguendo le scelte di chi ha firmato. Significa che, se tu non decidi, il tuo pezzettino di bene comune lo orienta qualcun altro.

Non scegliere, in altre parole, è già una scelta. Solo che la fai delegandola.

Quanto pesa una firma

Non è una cifra simbolica. Nel 2025 il 5×1000 ha raggiunto oltre 602 milioni di euro, in crescita del 15% rispetto all’anno precedente. Dietro quel numero ci sono firme che si sono trasformate in ricerca sul cancro, cure, assistenza, progetti per i bambini, cultura, inclusione.

E la cosa più importante: non costa nulla. Non è una donazione che esce dal tuo portafoglio. È una parte delle tasse che pagheresti comunque, e che puoi indirizzare consapevolmente verso qualcosa in cui credi.

Dove può andare

Il bello è la libertà. Puoi destinarlo alla ricerca scientifica e sanitaria, agli enti del Terzo Settore, alle attività sociali del tuo Comune, alla cultura. E anche — cosa che molti non sanno — alle associazioni sportive dilettantistiche, quelle che fanno crescere i nostri ragazzi nei campetti di quartiere.

Qualunque sia la tua causa, esiste un modo per sostenerla. Basta firmare il riquadro corrispondente e scrivere il codice fiscale dell’ente. Trenta secondi, una volta all’anno.

Perché te ne parlo

Di solito non parlo di scelte personali, e continuerò a non farlo: non ti dirò a chi destinare il tuo 5×1000, perché quella è una cosa tua e va custodita così.

Ma su una cosa voglio insistere, con il cuore: fai quella scelta. Falla qualunque essa sia. Perché la responsabilità, quella che cerchiamo tanto negli altri e mettiamo orgogliosi nei nostri profili, comincia da gesti così — piccoli, gratuiti, facoltativi. Gesti che nessuno ti obbliga a compiere, e che proprio per questo dicono chi sei.

Una parola diventa adulta quando si fa gesto. Responsabilità diventa vera nel momento in cui firmi quel riquadro invece di lasciarlo in bianco.

E allora: la lasceresti davvero decidere a qualcun altro?

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