“Torno”: il gioco per scoprire quanto sappiamo davvero rallentare

Qualche giorno prima di partire per le ferie ho detto a un collega di ufficio una cosa che diciamo tutti, prima o poi, a chi sta per staccare: “Mi raccomando, stacca davvero. Non pensare al lavoro.”

Lui ha sorriso, come si sorride a un consiglio che si sa già di non riuscire a seguire fino in fondo. E allora gli ho proposto una sfida, più che un consiglio: per tutta la durata delle ferie, ogni volta che il pensiero fosse tornato all’ufficio — una mail non mandata, una scadenza, una frase lasciata a metà in una riunione — l’avremmo segnato su un foglio. Io lo stesso, dalla mia parte. A fine ferie, ci saremmo confrontati.

Ho iniziato a farlo anch’io, seduta in spiaggia a Cavi di Lavagna, e mi sono accorta subito di una cosa: non è un gioco sul lavoro. È un gioco su quanto, davvero, sappiamo spegnerci.

Non solo lavoro

Perché a ben guardare, il pensiero che torna non è mai solo quello dell’ufficio. È l’esame che aspetta di essere studiato, la scelta che stiamo per affrontare e rimandiamo di ora in ora, il progetto personale che ci chiediamo se valga la pena continuare. È qualsiasi pensiero che, assorbendoci tempo ed energia mentre proviamo a riposare, può diventare quasi disfunzionale — perché ci impedisce l’unica cosa che il riposo dovrebbe darci: il permesso di non pensarci, per un po’.

Ecco perché questo gioco non lo tengo per me e per il mio collega. Lo apro a voi.

Come funziona

La regola è semplice: ogni volta che, durante una pausa — che sia un pomeriggio libero, un weekend, le ferie intere — un pensiero “che dovrebbe aspettare” torna a occupare la mente, lo segnate. Per tenere un linguaggio comune, uso e vi propongo una parola sola, da scrivere ogni volta: “torno”. Semplice, quasi automatica, e allo stesso tempo dice esattamente cosa sta succedendo: il pensiero torna, anche quando non lo vogliamo.

Non serve altro. Non un’app, non una tabella. Un foglio, o le note del telefono, e una parola scritta ogni volta che serve.

Cosa ci diremo a settembre

Non conosco il mio risultato. Non lo conoscerò prima del 1° settembre, quando confronterò il mio foglio con quello del mio collega — e a quel punto ci sarà anche il vostro, se vorrete condividerlo.

Non è un esercizio per sentirsi in colpa se il conteggio sarà alto. È, semmai, il contrario: un modo per rendere visibile — quasi misurabile — quanto sia difficile, per tutti, restare davvero fermi. E forse, proprio nel vederlo scritto nero su bianco, nel riconoscere quel “torno” ogni volta che arriva, si crea già un piccolo spazio in più per lasciarlo andare.

Se volete giocare anche voi, scrivetemi a settembre quanti “torno” avete contato — e, se vi va, a cosa tornavano i vostri pensieri. Li raccoglierò in un articolo di rientro.

Antonella


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